“Liberare il territorio costruendo. A Milano lo facciamo già”

“Bisogna capovolgere i luoghi comuni e iniziare col dire che sono i decenni di burocrazia e di rigidità nel modo di concepire il territorio ad aver creato i disastri ambientali e il disordine che vediamo.
21 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 20:59
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Bisogna capovolgere i luoghi comuni e iniziare col dire che sono i decenni di burocrazia e di rigidità nel modo di concepire il territorio ad aver creato i disastri ambientali e il disordine che vediamo. Bisogna sburocratizzare, liberare risorse e uscire da una logica di sospetto per il ruolo dei privati”. Se questa è la filosofia che anima il “piano casa” annunciato dal governo, allora Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del territorio del comune di Milano, ci si ritrova. E’ sulla stessa lunghezza d’onda di quel che sta provando a fare. Ricevendo, ovviamente, le stesse critiche preconcette. Proprio ieri Masseroli e Letizia Moratti hanno presentato ai partiti di maggioranza il nuovo Piano di governo del territorio (Pgt) destinato a sostituire nel giro di un anno – se approvato – il Piano regolatore vigente.
Il Pgt prevede, tra l’altro, nuove grandi aree di edificazione e di sviluppo urbano e infrastrutture, grazie al recupero di aree dismesse e a un aumento della “densità urbana”. Ma soprattutto, dice l’assessore, “è destinato a modificare la filosofia di governo del territorio, superando la rigidità fatta solo di vincoli, di cose che non si possono cambiare, con cui tutti i piani regolatori, come i piani quinquennali, sono sempre stati fatti”. Masseroli precisa, però: “Evidentemente il nostro Pgt e il piano per l’edilizia del governo sono due oggetti differenti. Ma pur senza conoscere nel dettaglio quel provvedimento, mi pare che ci sia una comunanza di visione. Punto primo: bisogna abbandonare la logica deleteria con cui sono state fatte finora le politiche del territorio, e dunque anche quella parte che pertiene all’edilizia abitativa”.
Quale sarebbe questa logica? “Quella per cui l’interesse privato è per forza contrario a quello pubblico. Invece bisogna partire dal presupposto che l’interesse pubblico non è garantito da un vincolo che viene imposto al privato. Bensì dal governo di una progettualità, in cui compito del pubblico è dare risposte ai cittadini. Pubblico e privato sono tasselli differenti presenti sul territorio, si intersecano esattamente come si intersecano strade e case, ferrovie e zone agricole. E devono trovare strategie di sviluppo organiche. Quanto e dove costruire, dove mettere il verde e le strade, come finanziare le infrastrutture. Permettere al privato di costruire con ordine e in modo remunerativo permette anche al pubblico di fare la sua parte, ma con meno oneri e più efficienza”.
L’obiezione fatta a Berlusconi è la stessa fatta al suo progetto: cementificazione. Lei vuole aumentare la densità di una città come Milano, già al collasso. “Come non mi pare che il governo darà via libera all’abusivismo, anzi ad esempio verrà premiata una logica di risparmio energetico, così il Pgt di Milano non dà via libera al cemento selvaggio, per nulla”. La parola magica, per Masseroli, è “perequazione delle volumetrie”. Un po’ come avviene per il mercato delle emissioni di Kyoto, “lo sviluppo di nuove aree che saranno infrastrutturate e rispondenti ai criteri urbanistici decisi dal comune dovrà essere compensato dalla diminuzione delle volumetrie là dove l’ambiente verrà riqualificato e usato diversamente. E’ esattamente il contrario: finora si è sempre ‘consumato’ territorio, espandendo la città e ‘cacciando fuori’ chi non può pagare certi prezzi. Invece rendere più densa la città consentirà di risparmiare territorio. E da questo recupero di aree ed efficienza deriva anche la possibilità di fare l’housing sociale, che diversamente non sarebbe finanziabile in alcun modo”.